25 novembre 2016

“La guerra dei cachi”, Savani: “Raccogliamo, non abbattiamo”

“La guerra dei cachi”, Savani: “Raccogliamo, non abbattiamo”

Il consigliere Cinque Stelle di minoranza chiama a “raccolta” i cittadini, domani, 26 novembre, in via Cocconcelli, per dimostrare che basta poco per evitare il “killeraggio”


“Da oggi si è dato ufficialmente la stura all’ammazzamento degli alberi in ogni parte della città. Sarà sufficiente dire che i rami che cadono possono essere un rischio per la città e si potranno di fatto abbattere. I tigli sporcano? E’ un rischio, abbattiamoli. Gli ippocastani fanno cadere le castagne? E’ un rischio, sradichiamoli”. Con queste parole – pubblicate sulla propria pagina facebook – il consigliere Cinque Stelle di minoranza Fabrizio Savani si scaglia contro quell’ala dell’Amministrazione che ha già deciso per l’abbattimento di 160 alberi di cachi tra l’Oltretorrente e i quartieri Pablo e San Leonardo.

Secondo l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli e lo stesso sindaco Federico Pizzarotti, gli alberi in questione vanno abbattuti perché da essi cadono i frutti, che non solo sporcano la strada ma la rendono scivolosa, costituendo quindi un pericolo per i pedoni.

A Parma, dunque, è in corso quella che ormai viene chiamata la “guerra dei cachi”. La questione era stata affrontata da Savani già durante l’ultimo consiglio comunale.“Le piante verrebbero sostitute, ma non si può parlare di compensazione, perché si tratterebbe di arbusti giovani. E’ nella natura degli alberi che cadano le foglie e i frutti, altrimenti a questo punto metteteli di plastica” – aveva dello lo stesso consigliere. Adesso, però, è giunto il momento di chiamare a raccolta i cittadini.

Savani ha dato appuntamento ai parmigiani domani, sabato 26 novembre, alle 9.30, in via Cocconcelli, per raccogliere i frutti di un albero di cachi e dimostrare così che basta poco per evitare il “killeraggio”.

Il consigliere Cinque Stelle, infatti, appoggia appieno la proposta avanzata dal cittadino Andrea Mora, ovvero quella di raccogliere i frutti prima che arrivino a cadere, evitando così qualsiasi tipo di disagio per i cittadini. Chi dovrebbe darsi alla raccolta? Proprio i cittadini, sostenuti dalle associazioni ambientaliste. “Ricordo che quando ero bambina i cachi venivano raccolti per le case di riposo” – commenta un utente su facebook. Quindi perché non tornare a munirsi di buona volontà anziché impugnare una sega?

“Un’operazione collettiva di raccolta consentirebbe di eliminare il problema degli scivolamenti, e avrebbe forse valore educativo di risparmio di denaro e risorse, iniziativa dal basso, partecipazione, aggregazione sociale, attività fisica all’aperto – scrive Mora in una lettera pubblica rivolta all’assessore all’Ambiente e ai membri della Commissione ambiente – senza dover eliminare piante e risparmiando tempo e denaro necessario per abbattere, smaltire, sostituire, provvedere alla crescita di nuove piante che tra l’altro, per anni e anni, non darebbero un apporto ecologico, estetico, paesaggistico e affettivo paragonabile agli alberi in oggetto.

La pratica di raccolta necessita di uno strumento del costo di circa 15 euro. Il tempo necessario per sgravare dal 90% dei frutti una pianta ammonta a circa 25 minuti. Dieci persone possono compiere l’opera di raccolta in circa 4 ore. Lo smaltimento, ove risultasse la non commestibilità (specie per aree trafficate) dei frutti, sarebbe agevole, trattandosi di rifiuto umido/verde. L’estrema economicità dell’operazione non comporterebbe, qualora non vi fossero riscontri positivi, particolari problemi.

Gli strumenti stessi potrebbero, ad esempio, essere donati ad anziani residenti nella campagna del Comune di Parma proprietari di piante di cachi. La spesa totale ammonterebbe a poche centinaia di euro (acquisto attrezzi, ma non sarebbe da escludere la sponsorizzazione, e una minima campagna informativa – web e volantini)”.

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