2 febbraio 2016

Inceneritore e M5S: Il Movimento che perse due volte

Inceneritore e M5S: Il Movimento che perse due volte

Prima la promessa di non farlo aprire, poi quella di farlo fallire. Due sconfitte di una politica che non ha mai voluto fare i conti con la realtà. L’inceneritore di Parma sarà l’ultimo ad essere spento, perché è stato l’ultimo ad essere acceso


Son passati quattro anni eppure sembra un’eternità. Un linguaggio così lontano da quello chiaro che era arrivato dritto al cuore dei cittadini, fatto di due promesse. Una prima delle elezioni: “L’inceneritore? Non lo faremo aprire, perché fa male alla gente e la gente non lo vuole e noi siamo stati eletti per questo”. E poi una seconda, dopo la vittoria delle elezioni: “L’inceneritore, non lo possiamo fermare, ma lavoreremo per annullarne l’impatto e togliere tutti i rifiuti dai forni, perché può bruciare solo quelli della provincia di Parma e noi con una raccolta differenziata spinta, li ridurremo al minimo, li affameremo”. Grillo si spinse oltre: “Li faremo fallire”. E la gente lo acclamava in piazzale della Pace.

Ma poi arriva lo Sblocca Italia che permette agli inceneritori come quello di Parma di bruciare i rifiuti dove li trova e fino a quando ci riesce, Iren chiede l’aumento a 195mila tonellate, Folli e Savani lanciano la manifestazione “Nessun Dorma” il giorno in cui arriva l’approvazione del piano regionale rifiuti. Un piano che stabilisce che occorre aumentare la differenziata entro il 2020 ad almeno il 73% e il riciclo al 70%, e stabilisce delle penalità economiche a chi realizza discariche.

Ma stabilisce soprattutto “l’autosufficienza per lo smaltimento nell’ambito regionale, mediante l’utilizzo ottimale degli impianti esistenti”. E questo significa solo una cosa, che l’inceneritore di Parma sarà l’ultimo ad essere spento, perché è stato l’ultimo ad essere acceso. Non solo, si decide che si potranno bruciare anche i rifiuti da fuori Regione, se lo decide l’Emilia Romagna, in caso di emergenza. Si decide anche che nel 2020 chiuderanno gli l’inceneritori di Ravenna e Forlì, quindi ne rimarranno aperti sei sugli otto attuali, che tendenzialmente si divideranno i rifiuti di chi l’impianto non ce l’ha. Come accadrà da domani e per ora a Parma toccano quelli di Reggio Emilia.

Questo forse era quello che doveva dire Folli, invece sceglie ancora una volta la strada della mediazione, accantona le promesse fatte, lascia intendere che se Reggio Emilia aumenta la differenziata bruceremo meno rifiuti: “Abbiamo ottenuto che venga fissata una quota massima e che si vada nella direzione di riduzione del ricorso all’incenerimento consapevoli che anche Reggio Emilia dovrà per forza procedere nell’implementazione della raccolta differenziata secondo quelli che sono gli obiettivi del Piano Regionale e per ridurre la tariffe dei cittadini reggiani”.

Una terza promessa, più prudente, ma destinata comunque ad essere nuovamente smentita al primo soffio di vento, alla prima necessità di risolvere un’emergenza extra-regionale, oppure non appena emerge la necessità di rimodulare la divisione dei rifiuti quando chiuderà qualche altro impianto. Ormai si ragiona su base regionale e ogni città è chiamata a fare quello che Emilia Romagna e Iren (o Hera) concordano.

Ma Parma, da Iren, è uscita a luglio scorso e ora non ha alcun potere decisionale. Questo va detto ai cittadini: “Siamo riusciti, in quattro anni, a non contare più nulla. Quindi non chiedeteci altre promesse, per favore”.