4 aprile 2018

Crisi idrica, Legambiente: “Sospendiamo il dialogo con la Regione”

Crisi idrica, Legambiente: “Sospendiamo il dialogo con la Regione”

La scelta nasce dalla mancata informazione e condivisione sulle scelte che riguardano la gestione dei fiumi e dell’acqua


Legambiente ha comunicato oggi alla Regione Emilia Romagna la sospensione della propria partecipazione a tavoli e momenti di confronto sull’uso dell’acqua in agricoltura e per relative opere idrauliche. Una scelta che nasce dalla mancata informazione e condivisione sulle scelte che riguardano la gestione dei fiumi e dell’acqua. Da oltre due mesi Legambiente attende infatti informazioni sulla gestione della crisi idrica 2017, che aveva portato a derogare ai limiti del Deflusso Minimo Vitale (DMV). Nella lettera inviata, a firma congiunta col WWF, si chiedeva conto dell’entità dei prelievi in deroga, dei controlli effettuati, dei danni causati dalla siccità e se ci fossero in atto riflessioni sulla celta di colture meno idroesigenti. Veniva chiesto conto anche delle modalità di scelta delle strategie e delle opere necessarie a fare fronte a future crisi, come quella che riguarda gli invasi sul torrente Enza nel reggiano e la richiesta di una diga a Vetto.

Nella primavera-estate 2017, a seguito di numerosi mesi senza precipitazioni la Regione ha ottenuto il riconoscimento dello stato di emergenza, con relative risorse, e concesso al mondo agricolo deroghe ai limiti di prelievi nei fiumi. Se nel mese di giugno la Regione esprimeva soddisfazione per questi risultati, a settembre gli stessi uffici regionali rigettavano le richieste di proroghe al calendario venatorio sostenendo che la crisi era già superata e non permanevano ripercussioni sugli ecosistemi. Una sonora contraddizione che evidentemente pone dubbi sui dati e gli interessi che stanno alla base delle scelte in materia idrica.

Il dibattito sull’acqua visto sulla stampa durante l’estate – e riaccesosi a dicembre per gli episodi di esondazione – ha portato alla ribalta anche richieste di dighe ed invasi di vario tipo, spesso con argomentazioni superficiali e banalizzate. Per uscire dalla dimensione mediatica, le associazioni – escluse da qualsiasi vero confronto – hanno richiesto ufficialmente dettagli sulla crisi idrica. Purtroppo anche su questo versante nessuna risposta è arrivata, alimentando l’impressione che l’unico interlocutore in fatto di acqua risultino le associazioni agricole. La tutela degli ambienti acquatici non dovrebbe essere vista come un tema di una parte -delle associazioni ambientaliste- ma come impegno prioritario a beneficio di tutte le categorie economiche e sociali, in una prospettiva di sostenibilità dell’economia. Per tali motivi Legambiente ha deciso di sospendere la partecipazione a tavoli o momenti di confronto sul tema finché non si registri un cambio di atteggiamento. Nella situazione attuale il confronto non c’è o risulta solo formale.

Di seguito le domande effettuate alla Regione e finora senza risposta:

1) Quali e quante deroghe al DMV sono state concesse nell’estate 2017 (quali fiumi, quali portate e per quanto tempo)?
2) quale livello di controllo al rispetto dei prelievi irrigui è stato garantito? Esiste una stima del personale impiegato e del numero di controlli? Sono state rilevate irregolarità? Quali e quali eventuali sanzioni?
3) Esiste una stima dei danni patiti dall’agricoltura regionale durante l’estate e con quali caratteristiche?
4) Esiste una valutazione delle colture idroesigenti che vengono finanziate col PSR ed eventualmente l’evoluzione negli anni? Abbiamo avuto modo di segnalare come le colture tipiche (spesso di alto valore ecosistemico come quelle legate al Parmigiano Reggiano) debbano essere salvaguardate. Non lo stesso vale per colture irrigue introdotte più di recente, a cominciare dalla diffusione del mais ad uso energetico, ma anche alcune culture ad uso alimentare.
5) qual è lo stato di diffusione delle azioni virtuose sull’agricoltura di precisione e sui sistemi tipo Irrinet elaborate in Emilia Romagna ? analoga domanda sullo stato di applicazione dei sistemi di misura puntuale dei prelievi.
6) Nel territorio di Reggio Emilia è stato avviato un confronto sull’ipotesi di un grande invaso che pare essere stato richiesto dalla Regione. Una richiesta che, come è uscita sulla stampa, affronta la questione senza considerare quanto previsto dal PTA regionale (dove non compare la “diga di Vetto”) e dimenticando i vincoli della rete Natura 2000.
7) Nella cassa di espansione sul torrente Baganza di imminente realizzazione non sembra sia stata assolutamente compiuta una seria valutazione progettuale sulla possibilità di un utilizzo plurimo. Si chiede dunque in che relazione verranno poste le richieste di invasi a uso agricolo e idraulico rispetto alla pianificazione e alle diverse questioni sopra sollevate.

 

 

 

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