7 novembre 2018

Cinema e territorio: sul set dell’Emilia dei ciak

Da / 2 settimane fa / Curiosità / Nessun commento
Cinema e territorio: sul set dell’Emilia dei ciak

Una sequenza di itinerari cinematografici nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia


Degli episodi leggendari che il cinema ha regalato all’area compresa tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia, uno dei più suggestivi ha in realtà a che fare solo in parte col grande schermo e molto con quella passione calcistica che unisce e divide l’Italia intera. Il 16 marzo del 1975, sul campo centrale della cittadella di Parma, la squadra di “Novecento” di Bernardo Bertolucci e quella di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini diedero vita a una mitologica partita di pallone che vide prevalere la compagine del regista di casa per 5-2, provocando – si dice – la furiosa reazione dell’intellettuale bolognese in seguito alla bruciante sconfitta. Per la gioia dei cinefili affamati di percorsi intrisi di mitologia filmica, quello del match parmigiano è però solo uno degli innumerevoli fotogrammi che la macchina da presa ha disseminato lungo la Destinazione Turistica Emilia.

Il già citato Bertolucci, originario proprio della Piccola Parigi, ha utilizzato più volte Parma come set di molte pellicole. Volendo seguire un ideale tragitto cinematografico lungo il suo immaginario, i titoli di testa devono per forza partire dal Duomo, dove il regista ha ambientato alcune scene di “Prima della Rivoluzione”, che si snoda anche in zona Villetta – dove si trova la casa di Cesare in Via Vittime Civili di Guerra – e si insinua negli interni di Palazzo della Rosa Prati, abitazione di Fabrizio. Il film immortala anche il Parco Ducale e il complesso della Pilotta, location che – insieme al Duomo – il regista riutilizzerà per le riprese de “La Luna”. Ugo Tognazzi, nei panni di Primo Spaggiari ne “La tragedia di un uomo ridicolo”, percorre in bicicletta le strade della città, attraversando Via Farini, il ponte Caprazucca e Piazza Garibaldi sotto la pioggia e lasciandosi alle spalle San Giovanni, dove si era celebrato il matrimonio tra Fabrizio e Clelia in “Prima della Rivoluzione”.  Bertolucci si sposta invece a Roncole Verdi, precisamente nella corte agricola delle Piacentine, per un momento di “Novecento”.

A partire da Salsomaggiore Terme, che ha offerto ancora al regista parmigiano il Salone Moresco del Palazzo dei Congressi come ambientazione di alcune scene de “L’Ultimo Imperatore” e a Carlo Lizzani e Mauro Bolognini gli spazi per “Il Carabiniere a Cavallo” e “Arabella”, anche il circondario di Parma è però un tripudio di luoghi che il cinema ha benevolmente saccheggiato. Basti pensare al Castello di Torrechiara, che ha fatto da cornice a svariate pellicole, tra le quali “Addio fratello crudele” di Giuseppe Patroni Griffi, “I Condottieri – Giovanni delle Bande Nere” di Luis Trenker, “Donne e Soldati” di Antonio Marchi e Luigi Malerba e, in tempi più recenti, “Ladyhawke” di Richard Donner.

Sebbene il capitolo della saga diretto da Mario Camerini nel 1972 abbia spostato l’intero paese negli esterni di San Secondo Parmense, tutti sanno che l’eterna vicenda di amore e odio tra Don Camillo e Peppone si svolge nelle piazze e nelle strade di Brescello. Il mondo piccolo descritto da Giovannino Guareschi, le figure del parroco e del sindaco, identificate – nonostante gli svariati interpreti – con Fernandel e Gino Cervi, il campanile, i compagni e i fedeli: tutto succede e si muove prevalentemente entro i confini del piccolo comune in provincia di Reggio Emilia. Nella piazza centrale – corredata oggi delle statue dei due protagonisti – continuano a fronteggiarsi emblematicamente il Municipio e la Chiesa di Santa Maria Nascente, che conserva in una cappella il celebre crocifisso parlante. A pochi passi, il complesso monastico di San Benedetto è la sede del “Museo Peppone e Don Camillo”, dove sono custoditi oggetti di scena come la moto di Peppone, l’abito d’ordinanza di Don Camillo e le loro biciclette ma anche fotografie scattate durante le riprese, manifesti e ricostruzioni di alcune location. Restaurata grazie ai volontari della pro-loco, la locomotiva che tante volte ci ha fatto entrare e uscire dal paese si trova nel parco intitolato a Guareschi, mentre un “sostituto” del carro armato che compare in “Don Camillo e l’On. Peppone” riposa pacificamente in Piazza Mingori, vicino al “Museo Brescello e Guareschi – Il Territorio e il cinema”. Brescello è un vero set allargato, disseminato di indizi cinematografici, come la cappella della Madonnina del Borghetto e la campana fatta costruire da Peppone nell’episodio “Don Camillo Monsignore…ma non troppo”, oggi appesa sotto il porticato di Via Giglioli. A proposito di Peppone, la casa del sindaco – balcone per l’ostensione del figlio compreso – si trova lungo via Carducci, mentre la stazione ferroviaria – praticamente immutata – è sempre alla fine di Viale Venturini.

In occasione dei 50 anni della scomparsa di Giovannino Guareschi, inoltre, la sua saga più famosa rivive in un ricco cartellone di eventi destinato a protrarsi fino a maggio 2019, con proiezioni, incontri e festival che toccheranno anche territori molto al di fuori di Brescello, a cominciare da Busseto (PR), location della prima edizione del Busseto Festival Guareschi, in programma dal 10 novembre al 9 dicembre 2018.

Ovviamente, non ci sono solo Don Camillo e Peppone in un’area che ha conquistato Pietro Germi – autore de “Il Cammino della speranza”, ambientato a Campegine – e letteralmente ispirato – con Correggio – “Radiofreccia” di Luciano Ligabue, che ha anche spostato la macchina da presa a Novellara, ricostruita oniricamente a Cinecittà da Federico Fellini per “La voce della luna”.

“Belle al Bar” di Alessandro Benvenuti è un tour tra i locali, il Duomo e la stazione di Piacenza ma il vero luogo cult di questo angolo di Destinazione Turistica Emilia è Bobbio, dove Marco Bellocchio ha girato il suo esordio, “I Pugni in Tasca”.

Ambientato interamente nel borgo in cui la famiglia del regista trascorreva le vacanze estive, il film si svolge principalmente nella casa di campagna della madre, mentre per alcuni esterni sono state scelte le curve della strada statale 45 che segue il corso del fiume Trebbia e svela paesaggi naturali di una feroce bellezza. Il dirupo di Castelletto è il luogo dell’apice drammatico della pellicola, che si sposta anche all’interno della torre campanaria del Duomo di Bobbio.

Proprio il borgo del piacentino è da anni sede di Fare Cinema, corso di alta specializzazione in regia cinematografica che l’omonima Fondazione presieduta da Marco Bellocchio ha fortemente voluto in questi luoghi a lui così cari, riutilizzati dal regista per la pellicola del 2015, “Sangue del mio sangue”.

Sempre nella provincia di Piacenza, il cinetour prosegue verso Cortemaggiore, dove Francesco Rosi ha girato – con attinenza alla realtà dei fatti – alcune scene de “Il Caso Mattei”, e la Diga di Mignano in Val D’Arda, che ha offerto il teatro per l’epico finale de “I lupi attaccano in branco”, con Sylva Koscina e un baffuto Rock Hudson.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati. *

*Svolgi l'operazione * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.