29 marzo 2016

INCHIESTA. Ambiente: a Parma tira una brutta aria


La storia dell’inceneritore di Parma la conosce ormai tutt’Italia, ma nella nostra città il tema della qualità dell’aria rimane aperto, anche per l’inefficacia delle azioni intraprese negli ultimi tre anni


L’inceneritore: il simbolo dell’aria inquinata della città. Nel 2012 il sindaco Federico Pizzarotti fu eletto con la missione di fermare l’impianto di Uguzzolo, ma tre anni dopo il compito è fallito, o, come dice lui, nulla era possibile fare contro le scelte sbagliate fatte da altri. Perdere una battaglia, non è perdere una guerra e con le promesse è stato possibile divincolarsi da accuse e rimproveri che diventavano via via più pressanti. Le promesse non erano di poco conto, controlli serrati, trasparenza sulle informazioni dialogo costante con i cittadini, perchè l’aria è un bene di tutti.

Ma a quasi quattro anni di distanza, a un passo dalle prossime elezioni, ben poco è stato fatto e così quella che è stata l’architrave del successo pentastellato del 2012, ora è diventato un problema senza soluzione e messo ai margini del dibattito. Da una parte l’inceneritore non solo lavora a pieno regime, ma lavora pure i rifiuti della vicina Reggio, dall’altra l’emergenza smog ogni inverno diventa sempre più pressante.

I dati di pm10 e pm2,5 sono allarmanti. Parma è ai vertici in una Regione che è tra le più inquinate in Italia. Le soglie vengono superate molte volte nei mesi invernali e le cause sono molteplici. La prima è il traffico veicolare, che in una città che vanta una media veicoli superiore alla media regionale, che è già più alta di quella nazionale, poi seguono le emissioni industriali e civili. E proprio sul traffico veicolare un ente locale ha margini di intervento. Ma proprio su questo passaggio è di nuovo incespicata l’amministrazione Pizzarotti.

A settembre 2015 furono approvate le linee di indirizzo del Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, garantendo che entro i primi mesi del 2016 si sarebbe giunti alla definizione di un piano organico. Il 16 dicembre 2015 Folli annuncia una spesa di 440 mila euro per sistemare piste ciclabili e sottopassi su richiesta dei cittadini, ma appaiono subito come palliativi e non parte di un piano strategico. E a marzo lo stesso assessore annuncia che il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile non sarà pronto che alla fine del 2016…

Se gli interventi sulla mobilità tardano ad arrivare, purtroppo non ci sono segnali positivi nemmeno sul fronte della rigenerazione urbana. Gli alberi svolgono un’importante azione filtrante dell’aria e molti studi concordano sulla necessità di circondare le città di aree boschive capaci di attenuare il grado di inquinamento dell’aria. A Parma, però il rinnovamento del patrimonio arboreo è sconsolante. Tra il 2012 e il 2013 sono stati piantati 516 alberi su spazi pubblici, saliti a 1131 nel 2014, poi una brusca frenata. Il Comune aveva a disposizione, perchè ereditati dal passato, oltre 2 mila alberi, ma “Piantare un albero non chiude la questione, perchè poi le devi manutenere” risponde Folli. Così invece di piantare, si abbatte. Ogni anno, sul tavolo degli uffici comunali, arrivano richieste per smantellare 250 alberi, a cui si aggiungono quelli abbattuti abusivamente e quelli che muoiono. E pensare che proprio questa amministrazione in campagna elettorale aveva annunciato la possibilità di arrivare a 50 mq di verde per abitante.

Anche Infomobility sembra non navigare in acque serene: in epoca commissariale il personale è stato ridotto da circa 120 unità a 79 unità, non esistono progetti europei finanziati, se non un’applicazione rivolta all’accessibilità dei disabili e il numero di abbonamenti di car e bike sharing ammonta a circa 700, un numero irrisorio per essere considerato un valido strumento alla lotta all’inquinamento.

Il cuore del problema sta nell’assenza di un’informazione capillare, nella mancanza di trasparenza e nella scelta di bypassare un argomento tanto delicato quanto incombente. Meno se ne parla, meno si è portati a pensarci e csì scompare anche l’esigenza di intervenire. Tutto tace e intanto tira una brutta aria.

Un Commento

  • adele04. Mag, 2016

    per restare nel discorso ambiente vorrei accennare che a parma ce una grossa anomalia per chi lavora per l’ambiente a parma,intendo operatore ecologico ,autisti,addetti raccolta differenziata,beh questi ragazzi sono anni che svolgono questo lavoro pagati dalle coop sociali di tipo b dell 33% in meno,come mai a questa discriminazione di trattamento nessuno ne parla,chiedo di non parlare assolutamente di persone svantaggiate,perche in giro non ho mai visto ragazzi senza mano o senza gambe,spero che questo meccanismo abbia un fine e che chi lavora per l’ambiente venga pagato per il vero lavoro che fa,grazie antonio

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